La prosa – consigli per l’efficacia

In qualunque tipo di scritto, la prosa è la parte più importante, quella che colpisce immediatamente il lettore, perfino a livello inconscio. Certo, ci sono la trama, i personaggi, la struttura e tanti altri elementi che possono ammaliare chi si accinge a iniziare la lettura d’una storia, ma tutto dev’essere veicolato da una prosa efficace, precisa e dettagliata. Provo a condividere con voi alcuni consigli, supportando il tutto da un esempio, sviluppato di volta in volta.

Per entrare nello specifico:

– La prosa dev’essere chiara. L’assenza di chiarezza deriva, di solito, dalla disattenzione dell’autore. Punti di vista, agenti, movimenti: tutto dev’essere logico e concatenato. Il trucco per rendersi conto della chiarezza è quello di leggere a voce alta.

Esempio errato di partenza. Geshwa e Nargolìan entrarono in camera. Mentre il sole tramontava, la luce li accecò e capirono di essere arrivati nel momento sbagliato: il mago si era già messo al lavoro e la paura accolse tutti i presenti.

Problemi:
– il punto di vista: chi è il protagonista di questo brano? Chi sta osservando? Non si capisce, perciò è necessario specificare e trasformare opportunamente il tutto.
– il luogo: dove si trovano? Arrivano dall’esterno o dall’interno di un palazzo? Sono accecati dalla luce del sole che tramonta (cosa piuttosto difficile) o da un’altra luce presente all’interno della stanza?
– numeri: quante persone ci sono nella scena? Anche il mago che opera è “accolto” dalla paura?

Esempio corretto. Geshwa e Nargolìan entrarono in camera, giungendo dal corridoio immerso nel buio. Mentre il sole tramontava, una luce improvvisa, apparsa in maniera sorprendente e inattesa nella stanza, li accecò e Ges capì di essere arrivato nel momento sbagliato: il mago si era già messo al lavoro e la paura accolse entrambi i ragazzi, proprio come stava accadendo ai tre prigionieri legati. Nargolìan iniziò a tremare.

– La prosa dev’essere efficiente. Ovvero, non devono esserci ripetizioni o ridondanze, se non esplicitamente volute. Niente parole o frasi insensate. Il narratore non deve ripetere ciò che i personaggi hanno appena detto o fatto.

Esempio errato. Geshwa e Nargolìan entrarono in camera, giungendo dal corridoio immerso nel buio. Mentre il sole tramontava, una luce improvvisa, apparsa in maniera sorprendente e inattesa nella stanza, li accecò e Ges capì di essere arrivato nel momento sbagliato: il mago si era già messo al lavoro e la paura accolse entrambi i ragazzi, proprio come stava accadendo ai tre prigionieri legati. Nargolìan iniziò a tremare.

Esempio corretto. Geshwa e Nargolìan entrarono in camera, giungendo dal corridoio immerso nel buio. Mentre il sole tramontava, una luce apparsa in maniera sorprendente nella stanza li accecò, e Ges capì di essere arrivato nel momento sbagliato: il mago era all’opera. Nargolìan iniziò a tremare, proprio come stava accadendo ai tre prigionieri legati.

– La prosa deve fare appello ai cinque sensi. Vista, suono, udito, gusto e tatto: tutto il corpo dev’essere sollecitato. Perfino il “sesto senso”.

Esempio corretto.

Geshwa e Nargolìan entrarono in camera stremati, giungendo dal corridoio freddo, immerso nel buio.
Mentre il sole tramontava con riflessi rossi sui mobili della stanza, una luce apparsa in maniera sorprendente li accecò.
Ges dovette appoggiarsi allo stipite ruvido della porta, quando capì di essere arrivato nel momento sbagliato: il mago era all’opera. La sua cantilena stava già fluttuando nell’aria, con suoni sinistri e taglienti.
Nargolìan iniziò a tremare ed ebbe l’impressione di aver mangiato lumache callose. Quando riuscì a vedere i volti dei tre prigionieri, legati e seduti nell’angolo più lontano della camera, comprese di non essere l’unico.

– Bisogna usare buone metafore, che devono corrispondere a “verità”, essere “efficaci” e sensate. Il loro scopo non può essere unicamente quello di suonare bene.

Esempio corretto.

Geshwa e Nargolìan entrarono in camera stremati, giungendo dal corridoio freddo, buio come un sottoscala dimenticato.
Mentre il sole tramontava con riflessi rossi sui mobili della stanza, una luce apparsa in maniera sorprendente li accecò.
Ges dovette appoggiarsi allo stipite ruvido della porta, quando capì di essere arrivato come un pollo tra contadini affamati: il mago era all’opera. La sua cantilena stava già fluttuando nell’aria, con suoni sinistri e taglienti.
Nargolìan iniziò a tremare ed ebbe l’impressione di aver mangiato lumache callose. Quando riuscì a vedere i volti dei tre prigionieri, legati e seduti nell’angolo più lontano della camera, comprese di non essere l’unico.

– Usare poche metafore, per non asfissiare il lettore. Inoltre, evitare i clichés come la morte.

Mai – ripeto: mai! – presentare un testo come quello che segue.

Geshwa e Nargolìan entrarono in camera stremati come due cavalli al termine di una gara, giungendo dal corridoio freddo come un cadavere, buio come un sottoscala dimenticato.
Mentre il sole tramontava con i riflessi rossi d’un fuoco eterno, che si adagiavano sui mobili della stanza, una luce apparsa in maniera sorprendente li accecò.
Ges dovette appoggiarsi allo stipite ruvido della porta, quando capì di essere arrivato come un pollo tra contadini affamati: il mago era all’opera. La sua cantilena stava già fluttuando nell’aria come un uccello, con suoni sinistri e taglienti.
Nargolìan iniziò a tremare come una foglia ed ebbe l’impressione di aver mangiato lumache callose. Quando riuscì a vedere i volti dei tre prigionieri, legati e seduti nell’angolo più lontano della camera, comprese di non essere l’unico.

– Ricordatevi che il sospetto d’un autore sulla sua prosa è sempre realtà. Perciò, ascoltare sempre il proprio intuito.

– Usare i verbi nella forma attiva, evitando i costrutti con il verbo essere. Soprattutto, usare i verbi giusti. Non esistono solo essere-avere-dire-fare-pensare.

Forma corretta.

Geshwa e Nargolìan entrarono in camera stremati, giungendo dal corridoio freddo, buio come un sottoscala dimenticato.
Mentre il sole tramontava con riflessi rossi sui mobili della stanza, una luce apparsa in maniera sorprendente li accecò.
Ges dovette appoggiarsi allo stipite ruvido della porta, quando capì di essere arrivato come un pollo tra contadini affamati: il mago era all’opera. La sua cantilena stava già fluttuando nell’aria, con suoni sinistri e taglienti.
Nargolìan iniziò a tremare ed ebbe l’impressione di aver mangiato lumache callose. Quando riuscì a vedere i volti dei tre prigionieri, legati e seduti nell’angolo più lontano della camera, comprese di non essere l’unico.

Forma scorretta.

Geshwa e Nargolìan entrarono in camera stremati. Erano arrivati dal corridoio freddo, buio come un sottoscala dimenticato.
Mentre il sole tramontava con riflessi rossi sui mobili della stanza, i due ragazzi furono accecati da una luce apparsa in maniera sorprendente.
Ges dovette appoggiarsi allo stipite ruvido della porta, quando capì di essere arrivato come un pollo tra contadini affamati: il mago era all’opera. La sua cantilena stava già fluttuando nell’aria, con suoni sinistri e taglienti.
Nargolìan era tutto un tremore e il suo stomaco era sottosopra, come se si fosse rimpinzato di lumache callose. Quando riuscì a vedere i volti dei tre prigionieri, legati e seduti nell’angolo più lontano della camera, comprese di non essere l’unico.

Sollecitare la parte emotiva del lettore. Lasciamolo entrare nella narrazione.

Esempio corretto.

Geshwa e Nargolìan entrarono in camera stremati, giungendo dal corridoio freddo, buio come un sottoscala dimenticato.
Mentre il sole tramontava con riflessi rossi sui mobili della stanza, una luce apparsa in maniera sorprendente li accecò.
Ges dovette appoggiarsi allo stipite ruvido della porta, quando capì di essere arrivato come un pollo tra contadini affamati. Una mano invisibile gli aveva afferrato lo stomaco e sembrava volerglielo strappare, non appena vide ciò che stava accadendo: il mago era all’opera e le sue mani erano sporche di sangue. La sua cantilena stava già fluttuando nell’aria, con suoni sinistri e taglienti.
Nargolìan iniziò a tremare ed ebbe l’impressione di aver mangiato lumache callose, tanto intensa fu la nausea che lo colse. Quando riuscì a vedere i volti dei tre prigionieri, legati e seduti nell’angolo più lontano della camera, comprese di non essere l’unico. Purtroppo ci vollero alcuni secondi, prima che si rendesse conto che quello più a destra non aveva più la testa.

– La buona prosa è dettagliata. Ogni cosa è identificata dal suo sostantivo e ogni azione usa un verbo proprio. I sostantivi e i verbi giusti caratterizzano. Quelli generici impoveriscono.

Esempio corretto.

Geshwa e Nargolìan entrarono in camera stremati, giungendo dal corridoio freddo, buio come un sottoscala dimenticato. Si fermarono subito dopo la soglia.
Mentre il sole tramontava, bruciando con riflessi rossi la vernice ingiallita della mobilia della stanza, l’apparizione subitanea di una luce li accecò.
Ges dovette reggersi allo stipite ruvido della porta, quando capì di essere arrivato come un pollo tra contadini affamati. Una mano invisibile gli stringeva lo stomaco e sembrava volerglielo strappare, non appena vide ciò che stava accadendo: il mago era all’opera e le sue mani erano sporche di sangue. La sua cantilena si stava già espandendo nell’aria, con suoni sinistri e taglienti.
Nargolìan iniziò a tremare ed ebbe l’impressione di aver mangiato lumache callose, tanto intensa fu la nausea che lo colse. Quando riuscì a vedere i volti di due dei tre prigionieri, legati e seduti nell’angolo più lontano della camera, comprese di non essere l’unico a vivere quella sensazione. Purtroppo gli ci vollero alcuni secondi, prima di rendersi conto che l’uomo più a destra non aveva più la testa.

Amazon e Rivista Letteraria

Segnalo che da oggi è possibile acquistare i miei libri anche tramite il nuovo sito italiano di Amazon. Basta cliccare qui, e avere una carta di credito (anche la Postepay va bene). Forse per il primo ci vorrà qualche giorno, perché dei libri di Domino non hanno ancora magazzino, ma immagino non ci vorrà più di tanto.

Inoltre segnalo un articolo su Stirpre angelica, uscito su Rivista Letteraria, che potete leggere qui.

Infine, piccolo aggiornamento su ciò che sto scrivendo. Ho appena terminato un racconto di genere fantastico, intitolato Il lupo nel cielo, e dovrebbe essere pubblicato in un modo piuttosto innovativo. Mi piace, trovo che abbia un sapore molto… nostalgico. E poi, e poi… e poi c’è il nuovo romanzo, temporaneamente intitolato Nel ventre della balena, che procede a gonfie vele. Terminata la seconda parte, mi accingo a iniziare la terza. Ieri, tutto il finale mi è spuntato come un fungo tra le spirali del cervello. Spero di avanzare con pie’ veloce.

QV su Le storie di Omnia, di Fabio Cicolani

Storie di Omnia1 – Riassumi in due righe (al massimo) il contenuto del tuo romanzo.

Sono storie di eroi qualunque che affrontano sfide e complotti a prima vista di natura magica ma in realtà di natura umana e personale.

2 – Descrivi il personaggio di questo romanzo per te più importante.

In realtà non c’è un personaggio che ritengo più importante, ognuno ha una rilevanza fondamentale rispetto alla storia che si costruisce attorno, all’ambiente in cui vive e alle sfide che affronta.

3 – Quale legame c’è tra questa storia e l’attualità italiana?

Ragionando per astrazione credo che alcuni di questi personaggi abbiano delle forti incomprensioni a livello familiare e rispetto alle proprie aspirazioni. Spesso crediamo che la società e il destino sia in debito con noi, siamo convinti di essere vittime di ingiustizie e che tutto dovrebbe cambiare a nostro favore senza renderci conto che siamo noi i primi a dover incentivare questo cambiamento.

4 – Qual è l’atteggiamento migliore che il lettore può assumere prima di cominciarne la lettura?

Di fiducia nei confronti del mondo che ho creato, di credere e fantasticare con me su un’esistenza magica credibile e fatta anche di quotidianità.

5 – In riferimento al romanzo nella sua complessità, in cosa ti riconosci e in cosa, invece, non ti riconosci?

Mi riconosco nell’atteggiamento di alcuni personaggi che colti dall’entusiasmo per la realizzazione dei propri sogni e dal riscatto personale decidono di andare oltre i propri limiti.

Recensione su Fantasy Magazine

La faida dei LogontrasD’accordo, la decisione di non leggere più Fantasy Magazine era stata presa, ma se esce una recensione su uno dei miei libri, la segnalo comunque, come ho fatto con tutte le altre recensioni.

Emanuele Manco recensisce La faida dei Logontras. Indeciso se considerarla una stroncatura, una recensione negativa o un commento infelice, vi indico l’indirizzo: http://www.fantasymagazine.it/libri/13509/la-faida-dei-logontras/

Non me ne voglia il buon Emanuele, ma l’impressione generale che ne ricevo è che non si sia posta la dovuta attenzione durante la lettura. Faccio alcuni esempi.

1) Manco dice: “L’addestramento militare come metafora della crescita, della presa di coscienza delle proprie possibilità e responsabilità.” Perché parla di metafora? Quale metafora? Qui non c’è nessuna metafora. E’ Geshwa che ha deciso di entrare nell’Esercito, punto. Non gli interessa crescere, non sa nemmeno perché ci sta andando, nell’Esercito (cfr. I volume, pag. 300). A lui interessa nascondersi (lo capisce perfino Medòren, cfr. II volume, pag. 212). Nel frattempo, facendo allenamenti e applicandosi negli incarichi ricevuti, cresce. Inoltre, Geshwa conosce molto bene le proprie possibilità, altrimenti non avrebbe nemmeno tentato di entrare nell’Esercito, e all’inizio dei suoi allenamenti, è invidiato e sbeffeggiato anche per la sua auto-consapevolezza. Prende coscienza delle proprie responsabilità? Ne siamo sicuri? A me sembra che si ficchi in un sacco di guai, senza rendersi ben conto delle responsabilità e delle conseguenze…

2) Manco scrive, in riferimento alla chimera che viene utilizzata per gli allenamenti dei coscritti, uccisa ogni volta e ogni volta fatta risorgere: “(nessuna Shadrila è stato maltrattato per il romanzo però, vi tranquillizziamo)“. D’accordo, è una battuta di spirito. Peccato che riveli, anche in questo caso, che l’autore della recensione non ha colto una sola virgola del contrasto morale che quel genere di utilizzo di una creatura magica provoca in Geshwa. E dire che vi sono dedicate alcune pagine!

3) Manco scrive, parlando della necessità narrativa interna al romanzo: “Se non fosse che le cose debbano accadere, probabilmente i superiori di Ges lo manderebbero a pulire bagni in seguito alle sue poco discrete domande. Nulla di tutto ciò. Il giovane fante sembra un astro in ascesa.
Ma qui mi fermo. Perché non è il caso di narrare troppo. Sappiate che il narratore l’obiettivo di spiegarci tutto questo se lo pone. Quello che sembra pretestuoso in un dato momento della trama, si spiega più avanti. Qualche perplessità però rimane sul reale scopo del narratore.

Io rispondo che in un ciclo di sette volumi, da sempre dichiarati parti di un unico romanzo, bisogna tener conto di tutto ciò che è stato scritto prima. A partire dal titolo generale “Storia di Geshwa Olers”. Non “Storia di Omiddo Lojon” o “Vita di Carulco Bracario”, che in effetti nessuno sa chi siano. Se sette volumi sono intitolati a un personaggio, vuol dire che quel personaggio è al centro dell’attenzione, che quel personaggio ha vissuto un arco di eventi unico, che quel personaggio è al centro di una apologia. Perciò direi: non sottovalutiamo le premesse del curatore, i titoli differenti e il gioco dei narratori. Un autore che si fa chiamare Anonimo Grodestiano (e non Anonimo Imperiale, per esempio) ha molto più interesse a porre in evidenza le capacità di chi ha reso grande Grodestà dopo la caduta dell’Impero (anche se questo il buon Manco non può saperlo, se non solo in parte), che non a rendere giustizia a chi, magari, poteva avere molto più merito di Geshwa nelle situazioni che lo hanno segnalato all’attenzione dei suoi superiori.

Inoltre, mi sorge una domanda: perché dire che tutto sembra pretestuoso se poi si aggiunge che “si spiega più avanti”? Le perplessità segnalate subito dopo si dovevano risolvere in un maggior approfondimento, a mio avviso.

4) Manco scrive: “vi comunico questo espediente del narratore. L’uso del personaggio che è convinto di governare il proprio destino e che invece scopre di essere in mano a un gioco più grande di lui.” Ahimè, non si tratta di espediente letterario, bensì di realtà.

5) A un certo punto, Manco scrive: “Tutto bene quindi?” Intende, forse, a parte il tono usato in tutta la prima sezione della recensione, al limite dell’ironia?

6) Verso la fine, Manco nota: “Indispensabile è che, parimenti, cresca l’autore sul fronte tecnico-strutturale, anche con l’aiuto di buoni editor.” Purtroppo, qui non è colpa di Manco. E’ l’intero romanzo ad avere una struttura eccentrica e non riconducibile a un percorso già visto, con l’eccezione di pochi casi (e forse nemmeno molto amati). “Storia di Geshwa Olers” è atipica, e lo è profondamente. Cosa accadrà con il terzo volume? Verrà giù l’universo intero, se FM si degnerà di leggerlo, perché in quel volume la struttura tipica del romanzo verrà “ribaltata”, per divenire funzionale a ciò che il nuovo autore (un Oscuro Tearca, che già dal solo nome preannuncia impostazione e punto di vista) avrà voluto dire. Lo dico senza superbia, ma credo che la struttura di S. di G. O. sfugga a una analisi strutturale di stampo classico.

Postilla sugli editor: Solange Mela e Annarita Guarnieri sono tra i migliori editor incontrati finora. Se il problema è ciò che il romanzo racconta e il modo in cui lo fa, tale problema dipende dal suo autore, Fabrizio Valenza, che ha il suo carattere, il suo stile e le sue convinzioni. Il lavoro di un buon editor, lo si sa, è di sviluppare le doti di un autore senza sovrapporsi a lui: soprattutto per questo motivo, oltre che per provate qualità tecniche, Mela e Guarnieri sono state ottime professioniste. Non hanno voluto uniformare il mio stile e le mie decisioni a quelle di altre saghe (e facendolo, chissà! Magari un paio di stelline in più le avrei guadagnate, no?)

7) Infine, Manco dice: “Siano i lettori a decidere se seguire o meno i prossimi, e già annunciati, cinque volumi della saga.” Mhm… brutta frase, detto sinceramente. Mi fa pensare ad altro, a qualcosa di eterogeneo rispetto a una pura recensione. Mi sa di più di consigli per i non-acquisti.

Questo è quanto! Lo so, è una risposta enorme, forse spropositata, rispetto a una recensione di FM. Tuttavia, alla mia creatura ci tengo, così come ci tengo a indicare in cosa si poteva far meglio, secondo me, prima di recensire.

Infine, segnalo che c’è chi tutte queste cose le ha ben capite senza bisogno di spiegargliele. Basti guardare la pagina di aNobii e le altre recensioni al romanzo.

Alla prossima!

Chi ama King…

…non può perdere questo speciale della Wu Ming Foundation sul Re del Brivido. Non solo riportano l’intervista, ma hanno creato un vero e proprio numero di approfondimento, con i commenti dei maggiori giornali anglosassoni sulla raccolta, aneddoti e link vari con vari brevi spezzoni inediti. Inoltre, e questa è la notizia più ghiotta di tutte, La Repubblica dovrebbe pubblicare nelle prossime ore un’intervista a King fatta da Loredana Lipperini. Insomma, tutti pronti a leggere altre meraviglie di questo grande scrittore.

Io, nel frattempo, ieri sera me ne sono tornato a casa con il mio bel “Notte buia, niente stelle” e con “Tutto su Stephen King” di Bev Vincent. Qui non si può più dormire!

Piccole novità avanzano

Le notizie di oggi riguardano due novità editoriali, che mi vedono coinvolto.

Fantasy Planet1) Fantasy Planet da oggi ha una nuova veste, con nuove categorie, nuovo slancio vitale e, soprattutto, nuovi collaboratori. La sua trasformazione nel senso dell’approfondimento culturale procede a gonfie vele e, sempre da oggi, vede l’autrice Francesca Angelinelli come Direttore editoriale della rivista (che presto approderà anche sul cartaceo) e Fabrizio Valenza (sì, il sottoscritto) come Vicedirettore. Da oggi la prima super-novità: un’intervista esclusiva al nuovo traduttore di Stephen King, che domani uscirà nelle librerie italiane con il suo ultimo lavoro, FULL DARK, NO STARS, da noi tradotto con Notte buia, niente stelle: si tratta di Wu Ming 1, perciò un traduttore d’eccellenza. Leggete l’intervista, ne vale davvero la pena. Personalmente, mi ha riempito d’emozione.

Il cielo nel libro2) La seconda novità è che il blog che curo, Il cielo nel libro, dedicato al fantasy italiano e non solo, risulta essere tra i più letti dell’intero portale HotMag, notizie bollenti fresche di giornata, e perciò è stato inserito tra i “blog d’autore”. La cosa non può che farmi piacere, soprattutto perché dimostra che il fantasy in Italia è vivo, e che c’è una nutrita schiera di appassionati lettori che desidera novità che vanno al di là di ciò che si trova nelle librerie. Il mondo della letteratura fantastica è vasto ed è molto più variegato di quanto si possa credere entrando in un negozio. Inoltre, è in corso, sempre nel suddetto blog, la Settimana dell’Editore, sette giorni dedicati ai piccoli editori che si stanno facendo notare per la cura riservata ai loro libri e per la qualità che riescono a portare avanti, caratteristiche fondamentali per riuscire a farsi notare nel mondo fantastico italiano. Questa settimana è riservata a Linee Infinite.

Literary mysteries

Sarò breve. Ecco, in soldoni, cos’è il romanzo che sto scrivendo adesso (quello nominato, provvisoriamente, Nel ventre della balena).

“Literary mysteries also have many elements of a genre mystery—dead bodies, clues, suspense, menace, and so on—but they’re often written with a somber, brooding tone. They are darkly poetic and are usually thought of as taking awalk on the dark side. Often, the heroes are tough, brutal, and lawless, living on the edges of society.”

Ovvero:

“I literary mysteries hanno anche molti caratteri del genere mystery – cadaveri, indizi, suspence, minaccia, e via così – ma sono spesso narrati con tono cupo e meditabondo. Sono oscuramente poetici e vengono generalmente presi per una passeggiata nel lato oscuro. Spesso, gli eroi sono duri, brutali e senza legge, e vivono ai margini della società”.

Mucho gusto!

Due segnalazioni

Oggi due segnalazioni veloci, nell’attesa di ultimare un breve post riguardante l’idea del sacro e dell’immaginario secondo Galimberti e il legame con il fantastico. Prossimamente su questo canale.

La prima segnalazione va al blog Lipperatura, di Loredana Lipperini, per questa importante novità sulla bibliodiversità.

La seconda riguarda il blog Il cielo nel libro, che da oggi si dedica ai libri fantastici di Linee Infinite, inaugurando la prima delle Settimane dell’Editore, dedicate di volta in volta a editori che stanno emergendo nell’ambito della letteratura fantastica.

QV su L’acchiapparatti, di Francesco Barbi

L'acchiapparatti1 – Riassumi in due righe (al massimo) il contenuto del tuo romanzo.

In un’ambientazione altomedievale, cupa e sanguinaria, un becchino storpio e un acchiapparatti matto legano il loro destino a quello della creatura mostruosa che vive da secoli rinchiusa nelle segrete del paese di Giloc e si cacciano nei meandri terribili di una vicenda rocambolesca.

2 – Descrivi il personaggio di questo romanzo per te più importante.

Zaccaria, il matto del villaggio di Tilos, di professione acchiapparatti, è un individuo squinternato pieno di paure, tic e compulsioni… ma con uno spirito vitale, infantile, spensierato e creativo che si esprime attraverso la lingua. Grazie a lui ho scritto il libro.

3 – Quale legame c’è tra questa storia e l’attualità italiana?

Nessun legame, voluto o cercato in maniera consapevole.

4 – Qual è l’atteggiamento migliore che il lettore può assumere prima di cominciarne la lettura?

Mi piacerebbe fosse curioso di scoprire il mondo dell’acchiapparatti e ben disposto, fiducioso, nel farsi portare a spasso per le Terre di Confine dai protagonisti inconsueti e strampalati del libro.

5 – In riferimento al romanzo nella sua complessità, in cosa ti riconosci e in cosa, invece, non ti riconosci?

Be’, mi riconosco in ogni personaggio, in ogni luogo, in ogni pagina del romanzo. O almeno riconosco una parte di me o un me di un altro tempo, passato o futuro. Trovo che questo sia uno degli aspetti più belli dello scrivere un libro.