Forse è meglio…

…se mi converto al Paganesimo. Ho sentito che Paga.

…se mi do ai sotto-generi che andranno per la maggiore. Così molti siti finalmente parleranno anche di Fabrizio Valenza.

…se anche io chiudo i battenti, come gli altri siti di fantasy in Italia. C’è Lucca Games.

Il vostro fantasy scrittore cattolico di fiducia vi augura buon Halloween (e così abbiamo fatto l’en plein).

C’era una volta lo schema

Ma poi venne meno. Sto parlando del romanzo e delle sue numerose evoluzioni da quando vide la luce nel mondo occidentale. Il romanzo si è evoluto per schemi, ha seguito modelli e mode, ha cercato la verità (o la realtà), ha sondato le profondità dell’universo, ha proposto (o imposto) pensieri unici (di autori e critici). Tutto ciò nell’onda continuamente cangiante dei corsi e ricorsi letterari (oltre che storici).

Detto tra parentesi, scusate le troppe parentesi, compresa questa. La parentesi è un mezzo potente che permette di inserire discorsi apparentemente eccentrici rispetto all’argomento principe della discussione, ed è, soprattutto, un mezzo ampiamente usato da Stephen King, che io saccheggio. E non venite a dirmi che in questo non c’è originalità: io seguo la lezione di Gianrico Carofiglio, che distingue tra saccheggio e imitazione, elevando il primo e affossando il secondo.

Per tornare a ciò che volevo dire, c’era una volta lo schema. Una volta serviva a forgiare una trama, ora sono perplesso che abbia ancora un senso (seppur minuscolo).

Il problema nasce quando i critici usano gli schemi per giudicare romanzi che non ne hanno. Nel migliore dei casi, la critica che si farà al romanzo senza schema sarà debole, decentrata, poco attinente. Soprattutto: erronea.

Cosa voglio dire con questi vaneggiamenti? Una sola cosa, e riguarda Storia di Geshwa Olers. Quella saga non ha altro schema che la vita di Geshwa, quando lo capirete? E detto fuori dai denti, delle critiche che guardano a ciò che si sarebbe dovuto capire in base a uno schema poco me ne faccio. Come avrebbe detto qualcun altro: francamente me ne frego!

Stirpe angelica – comunicato ufficiale

Stirpe angelica

 

Stirpe Angelica è un’antologia di racconti fantasy edita da Edizioni della Sera e curata da Filomena CecereAlfonso Zarbo. La copertina è di Sara Forlenza. L’uscita del libro è prevista per la metà di dicembre 2010.

Stirpe Angelica è più di un’antologia fantastica. Racchiude tra le pagine l’essenza mistica di queste splendide figure eteree per distillarne versioni poliedriche e rivoluzionarie. Fonde l’antico al nuovo, il gotico al leggendario, il sacro al profano. Accarezza più generi per fare breccia nelle vostre menti traendo vantaggio da un intrecciarsi di stili dinamici e di forte impatto.

Azione e avventura, fantascienza e mistero, comicità e fiaba, tenebre e occulto, sword & sorcery e urban fantasy: non manca davvero nulla.

Quindici racconti firmati da veri professionisti del mondo della scrittura e da autori accuratamente selezionati pronti a emergere sulle ali del mito e della fantasia.

 

GLI AUTORI:

Prefazione a cura di Emanuele Manco;

  1. Aislinn – In time of need;
  2. Francesca Angelinelli – Raziel;
  3. Paola Boni – L’odio dell’angelo;
  4. Andrea Carlo Cappi – La torre delle anime;
  5. Filomena Cecere – Ali rosso sangue;
  6. Giuseppe Cozzolino – E venne il giorno;
  7. Marco Davide – Si vis pacem para bellum;
  8. Stefano Di Marino – Io ti battezzo;
  9. Maurizio Landini – Il battito degli astri dilatati;
  10. Giuseppe Pasquali – Angel’s jazz;
  11. Fabiana Redivo – Il sesto arcano;
  12. Luca Tarenzi – Il re, l’angelo e il serpente;
  13. Fabrizio Valenza – La macchia sul muro;
  14. Claudio Vergnani – Il nuotatore;
  15. Alfonso Zarbo – Dalla parte della vendetta;

Postfazione e ringraziamenti a cura di Filomena Cecere e Alfonso Zarbo.

 

QUARTA DI COPERTINA:

“Angeli: figure eteree o destinate al peccato? I volti italiani del fantasy e dell’avventura ne esploreranno l’essenza sino al limite della potenza creativa. I ruoli verranno capovolti, la loro indole sottomessa e restituita alla luce in una sfumatura del tutto nuova… a tratti pericolosamente oscura. E allora sì, leggendo i racconti di Stirpe Angelica potrete finalmente dirlo: gli angeli scendono sul campo di battaglia!”

Elena Di Giulio – Fantasy Italia

 

“Il Fantastico ne adora l’essenza incantata, la Fantascienza gioca a razionalizzarlo come alieno evoluto. Il suo nome è una formula magica che converte folclore in religione e superstizione in psicologia. Si chiama Angelo, una sorgente inesauribile di ispirazione letteraria.”

Massimo De Faveri – Terre di Confine

 

“Il pregio di questo progetto è la volontà di fare gruppo su un tema, di lambiccarsi il cervello facendo squadra con altri scrittori. Se è possibile farlo scrivendo di vampiri e città perdute, perché non farlo scrivendo di angeli? Siamo convinti che tali storie possano rappresentare le ali per far volare i lettori verso i cieli della fantasia.”

Emanuele Manco – Fantasy Magazine

 

www.edizionidellasera.com

www.filomenacecere.it

www.alfonsozarbowriter.com

 

QV su Il gatto dagli occhi d’oro, di Silvana De Mari

Il gatto dagli occhi d'oro1 – Riassuma in due righe (al massimo) il contenuto del suo romanzo.

Una ragazzina molto intelligente, molto povera, forse non bellissima o forse s’ comincia la prima media. Uni strano gatto guiderà lei verso la straordinaria avventura di soccorrere una compagna etiope che ha subito l’infibulazione.

2 – Descriva il personaggio di questo romanzo per Lei più importante.

Leila, la ragazzina che si trova in bilico tra due mondi, quello  della paludi, degli emarginati e quello della società in cui entra a far parte e che riuscirà a destreggiarsi grazie al suo coraggio ed alla sua compassione.

3 – Quale legame c’è tra questa storia e l’attualità italiana?

Siamo un paese di accoglienza dove realtà a noi estranee sono ora la norma, per cui rischiamo di restare sospesi tra barbarie medioevali e liquidità postmoderna..

4 – Qual è l’atteggiamento migliore che il lettore può assumere prima di
cominciarne la lettura?

Lo stesso che conviene assumere prima di qualsiasi lettura. Mettersi comodi.

5 – In riferimento al romanzo nella sua complessità, in cosa si riconosce e
in cosa, invece, non si riconosce?

Mi riconosco nei personaggi simpatici e non in quelli antipatici: è uno dei vantaggi di fare lo scrittore.

QV su I signori delle colline, di Antonia Romagnoli

I signori delle colline1 – Riassumi in due righe (al massimo) il contenuto del tuo romanzo.

L’amore di Ester e Nimeon, appena sbocciato, viene messo a dura prova. Forse è la quotidianità a generare i loro contrasti, o forse un piano occulto, progettato dalle misteriose creature d’aria, che tramano contro le Terre. Ancora incanti, ancora morte e ancora l’ombra di un nemico porteranno la riapertura del Mandato e inattesi sviluppi della magia.

2 – Descrivi il personaggio di questo romanzo per te più importante.

Personaggio chiave è ancora Ester, con le sue indecisioni, le sue debolezze nascoste dietro gli atteggiamenti spavaldi. E anche in questo episodio protagonista è la magia, così difficile da gestire e da accettare.

3 – Quale legame c’è tra questa storia e l’attualità italiana?

Ogni ambientazione delle Terre è ispirata a luoghi che conosco e che appartengono al nostro patrimonio naturale e artistico, un valore inestimabile che noi italiani sottovalutiamo e non sappiamo apprezzare. Il mondo incantato lo abbiamo qui in casa e non ce ne rendiamo conto.

4 – Qual è l’atteggiamento migliore che il lettore può assumere prima di cominciarne la lettura?

Credo che l’atteggiamento dovrebbe essere lo stesso di fronte a ogni libro: cominciare a leggere per entrare in una storia diversa, per sognare, per vivere un’avventura fuori dalla realtà. Senza partire con l’idea di essere critici letterari.

5 – In riferimento al romanzo nella sua complessità, in cosa ti riconosci e in cosa, invece, non ti riconosci?

Come sempre nello scrivere questa storia ho messo un po’ di me stessa, sparpagliata in situazioni e personaggi. Non mi riconosco in molte delle scelte che fa Ester, la prenderei a sberle. Mi sento invece molto vicina a Lexon, un personaggio che ho amato molto fin dal suo arrivo, in sordina, nel primo libro.

Mega Irintervista

Un folle amante di ciò che scrivo (avete presente Misery non deve morire? E non aggiungo altro…) mi ha inviato una intervista, che ha da solo ribattezzato “irintervista”. Come vedrete sono domande folli, che esigono folli risposte, nella speranza che sveli qualcosa delle trame future di Storia di Geshwa Olers.

(“Povero illuso”, sussurra Medòren avvicinando la bocca all’orecchio di Nargolìan, “ancora non lo conosce bene”.
“Ragazzi, un po’ di serietà”, interviene subito Ges.
“Un po’ di serietà”, gli fa il verso Nargo, ma si blocca subito, non appena il suo amico, ormai sufficientemente robusto da incutere timore con il solo aspetto, lo fissa di scatto.)

Sono già tante le domande, perciò bando alle ciance e via alla scorribanda.

(“Giovane, vedi di moderare il linguaggio” osserva con severità una donna piuttosto antipatica, che se ne sta seduta su una poltrona nell’angolo. Due ragazze che ormai appartengono più agli -anta che agli -enta osservano Geshwa in tralice.)

1)Prima domanda (forse la più importante), chi è il tuo lettore preferito? Attento a come rispondi…

Non ho una tipologia preferita, sebbene il lettore attento e mentalmente aperto, libero da schemi preconcetti, sia quello che adoro. Per lo meno tanto quanto lui è pronto ad adorare me…

2)Veniamo ai libri. È probabilmente una delle cose a cui tengo di più, e immagino come me altri lettori. Dimmi, che cavolo di fine hai fatto fare a quel poveraccio di Sitor? È in buona salute, tra quanti libri sentiremo parlare ancora di lui, lo farai morire?

Dalle ultime notizie ricevute (secondo volume…), Sitòr non sembra essere morto. Non mi riferisco solo alla risposta che il bibliotecario di Senfe ha inviato a Geshwa, ma anche alle rivelazioni delle Presenze nella Casa dei Grit-lah.

Come? Non ti sembra di aver letto nulla che…

“Corri subito a rileggere tutto, ragazzo” si scatena un vecchio piegato su se stesso, che tiene ben stretto tra le mani un libro dalla copertina rossa.

3)Il segreto di Medo: leggendo questo volume ne ho avuto la costante sensazione. Medo è uno dei miei personaggi preferiti, e mi sembra di avvertire che nasconda qualcosa. Non credo sia invischiato nelle oscure ombre che si muovono intorno a Ges, ma percepisco introno a lui un velo di mistero. Mi puoi confermare la cosa?

Di misteri è pieno il mondo, caro ragazzo, perciò chi lo sa? Qui mi sa che si dovrà attendere…

4)Guarda la tua mano Nargoooooo… dimmi pure che destino avrai… No, mio caro Fabrizio, non siamo al festival di Sanremo (per quanto anche lì potrei avere un certo successo), è che i lettori del primo libro se lo stanno chiedendo. Che cosa sarà di Nargo? Tanto più ora che a lui è subentrato Medo. Dunque, ora ti do quattro risposte possibili, scegli quella giusta. Praticamente è come all’eredità (programma che io detesto); solo che non c’è il televoto, devi per forza darmi la risposta giusta, e non vinci ‘na mazza…

– Nargo diventa l’acerrimo nemico di Ges
– Nargo diventa nemico di Ges, ma di quel tipo …ormai siamo su fronti opposti, ma non dimentico che siamo stati amici da piccoli
-Nargo non diventa nemico di Ges
-Nargo ci rimette le penne per avvertire Ges di un pericolo imminente

E qui il buon vecchio autore si infervora.

Subentrato? Subentrato? Ma quando mai! Dove c’è scritto che gli amici debbano subentrarsi a vicenda? NO! Enne. O. Punto. Medo non è subentrato a Nargo. Semplicemente Nargolìan ha scelto una strada diversa da quella di Geshwa. Pensi che Nargolìan, qualora avesse scelto di fare il soldato, non sarebbe finito nella stessa Divisione di Ges? Ebbene, ti sbagli.

(“Ma chi si crede di essere, quello là?” domanda Longe a sue quattro vecchie conoscenze, che hanno la previsione di un nefasto destino iscritta nello sguardo. Come quattro corvi appena appollaiatisi sul ramo, se ne stanno uno affianco dell’altro, osservando Iri e scuotendo la testa.)

Che Nargo diventasse un acerrimo nemico sarebbe piuttosto banalotto. Che lo facesse, poi, ricordandosi dell’infanzia di giochi in comune, bleah, patetico! Che, però, non lo diventi affatto, sarebbe fin troppo ovvio, e quanto all’ultima possibilità… la realtà non va mai data per scontata.

4)Il traditore: è inutile, uno c’è sempre. In tutti i libri d’avventura. Peccato che tutti gli amici di Ges mi stiano particolarmente simpatici, sono di sicuro un punto di forza del secondo libro. Quindi, ci puoi anticipare se uno dei compagni di Ges lo tradirà?

Allora. Quello del traditore è un “must”, è vero. Però sarà qualcuno che nemmeno ti immagini, caro Iri. E poi, quanti sensi ha la parola “tradire”?

(“Pensa al latino, Luke. Il latino…”)

Chi è questo intruso?!?

5)Personaggi femminili: bhe, oggettivamente se c’è una cosa di cui questa saga è carentuccia (almeno fino ad ora) è qualche bel personaggio femminile forte. Sono tutti maschi, e immagino che per una lettrice, magari di giovane età, sia più difficile empatizzare. Dunque, a tal proposito, i prossimi volumi ci riserveranno sorprese?

E qui il pregevole autore si infervora di nuovo.

Ma dico io, quanti personaggi femminili ci sono nelle saghe fantasy? E’ strapieno! Non se ne può più. E facciamola, questa cosa diversa. No, non così tanto diversa, calma. E’ un po’ diversa dalle altre… vabbe’. Sì, ci saranno delle sorprese, già a partire dal terzo volume.

6)Love&Fantasy: dimmi, o dolcissimo, il nostro Ges vivrà nelle pagine dei prossimi romanzi una travolgente storia d’amore? Se sì, sei intenzionato a farla finire bene o male? (ricordati che sono un amante dell’happy end)

Ci sarà anche l’amore, per Geshwa. Ebbene sì! Ma… lo sai che io, a differenza di te, amo gli half happy end. Perciò… inzomma… così così. Lo vedrai da solo, devi solo aspettare quelle 1000 pagine circa (ti lascio indovinare in che volume accadrà).

7) Nel primo volume Ges era seguito da un uccello. Ero arrivato a pensare che si trattasse di una specie di guida e protettore. Spiegherai questa presenza e tutte gli strani avvenimenti presenti nel primo volume?

Tutti gli strani avvenimenti presenti nel primo volume saranno spiegati. Già a partire dal terzo volume.

8)Tar Han, di sicuro uno dei personaggi più riusciti del primo volume… dov’è finito? Cosa cavolo sta combinando? Quando sentiremo riparlare di lui? Ritorneranno gli uomini di fango che tanto mi avevano affascinato nel primo volume?

Cosa sta combinando lo scoprirai, con la dovuta calma (hai presente le 1000 pagine di prima?) e gli uomini di fango torneranno. E sarà un ritorno variegato, multicolore, di massa e coi fuochi artificiali, puoi starne certo.

9)Chi è Ges? Incredibile, ma anche nel secondo volume non è che dai maggiori informazioni in tal proposito. Anzi, leggendo la conclusione della ‘Faida dei Logontras’ (della quale non anticipo nulla) il mistero si infittisce ancora di più. Dimmi, nel terzo volume comincerai a fare un po’ di chiarezza su di lui e su quello che si muove intorno a lui? Sull’importanza delle parole di Sitor durante il primo viaggio riguardanti Eu-Lyron (che resta uno dei miei tratti preferiti)? Dopo due libri bisognerebbe iniziare, non trovi?

Sì, nel terzo volume si comincerà a fare un po’ di chiarezza, anche se non arriveranno tutte le risposte. Su ciò che si muove attorno a lui, bisogna aspettare ancora un po’, mi sa. E per quanto riguarda le parole di Sitòr, pazienza, prego! Arriverà tutto nel momento giusto.

10) Chi è il misterioso autore con cui stai progettando un volume a quattro mani?

E questo che c’entra?!? (Guarda, per la seconda volta ho usato la punteggiatura multipla, cosa che odio) Non te lo dirò mai.

11) Chi sarà l’editore del romanzo ‘Tu sarai l’inizio’, e di cosa parlerà la trama?

Ma non dovevano essere domande su Storia di Geshwa Olers? Comunque ti accontento: sarà sempre Edizioni Domino, e, pensa, ti accontento anche sulla trama. Parla di coma e di arcangeli. Ma l’argomento veramente portante non te lo dico! 😀

13)Il racconto ’Il pifferaio di Hameln’ è nato da quella che hai ribattezzato Narrativa tenzone. Ti piacerebbe ripetere l’esperienza – non con me – e provare a scrivere alcuni racconti partendo da idee e suggerimenti esterni?

Mhm, credo che quello sia stato un caso più unico che raro e, tra l’altro, molto ben riuscito. Fare le cose a programma non è che mi sconfinferi molto…

Bene, la irintervista è finita. Se mi vengono in mente altre domande naturalmente conto di fartele (del resto è un po’ che ho finito il libro)…

Ah, sì, me n’è venuta in mente ora una importante

14)Ma è vera questa voce che gira che regalerai ad iri una copia di tutti i tuoi lavori fino al resto dei tuoi giorni?

Sai che incubo!?!

QV su La faida dei Logontras, di Fabrizio Valenza

La faida dei Logontras1 – Riassumi in due righe (al massimo) il contenuto del tuo romanzo.

Geshwa Olers inizia il suo cammino nell’Esercito Reale, infilandosi in un sacco di guai, mettendosi in risalto tra i suoi commilitoni e ricevendo il suo primo incarico ufficiale.

2 – Descrivi il personaggio di questo romanzo per te più importante.

Dire che sia Geshwa Olers è scontato, e in effetti vorrei attirare l’attenzione sul suo compagno Medòren Lasan. In qualche modo, questo pavido ragazzo (che sembra sempre più grande di quanto sia in realtà) sostituisce nelle amicizie di Ges il caro Nargolìan, che ha scelto la via della magia. Di fronte alle imbeccate e alle tentazioni offertegli da Geshwa, Medòren non resiste e si ritrova esattamente negli stessi casini che l’altro sembra prediligere. Però ammetto di avere una particolare simpatia (esattamente come Geshwa) anche per Ershaec di Ailone, il Comandante del Battaglione.

3 – Quale legame c’è tra questa storia e l’attualità italiana?

Non c’è un particolare legame, se non il tema delle famiglie che si dividono a causa delle eredità o delle rivalità interne, capaci di contrapporre figli a genitori e fratelli tra di loro. D’altronde, è un tema sempre esistito e particolarmente significativo in Italia. Forse, però, è possibile rintracciare un altro legame nelle furbate politiche e nella ricerca estrema del potere, che si avvale di sotterfugi e diavolerie per riuscire a trovare uno sbocco sul mare.

4 – Qual è l’atteggiamento migliore che il lettore può assumere prima di cominciarne la lettura?

Pensare di leggere un qualunque romanzo, senza il pregiudizio verso il fantasy, problema purtroppo sempre troppo presente in Italia. Questa storia può essere goduta da chiunque.

5 – In riferimento al romanzo nella sua complessità, in cosa ti riconosci e in cosa, invece, non ti riconosci?

Di certo mi riconosco nella capacità di Geshwa di mettersi in situazioni difficili e complesse per la pura curiosità di risolvere un mistero, così come mi riconosco nella sua ricerca di figure forti, che diano senso alla vita. Non mi riconosco nei tradimenti messi in atto da diversi personaggi del romanzo.

Med-fantasy e Wikipedia

Oggi trovo questo articolo di Wikipedia e provo un fremito. Per vari motivi.

1) Forse le conferenze fatte per tre anni e gli articoli scritti sull’argomento non sono poi stati inutili.
2) Forse c’è qualcosa da approfondire ulteriormente.
3) Forse c’è da riprendere in mano il discorso, in un nuovo giro di conferenze. Chi vuole darmi una mano (lo sapete, io sono collaborativo)?

Inoltre, a distanza di tempo devo ringraziare Francesco Coppola e la sonora incazzatura che mi causò confrontandomi con lui sull’argomento (il termine med-fantasy, però senza trattino, l’ha coniato lui), perché se non fosse accaduta non avrei scelto di tacere per un po’ di tempo e di meditare ulteriormente, scegliendo di far parlare i romanzi anziché le menti. Però adesso è passato più di un anno ed è tornato il momento di riprendere in mano il discorso.

Credo che non succederà prima di aver dato alle stampe il terzo volume di Storia di Geshwa Olers, intitolato Il cammino di un mago, dal momento che in esso faccio riferimento alla mitologia greco-romana e alle leggende veronesi, riprendendole in chiave horror. Ma dopo, è assicurato, mi rimetto in viaggio sui sentieri della narrativa fantastica di ambientazione mediterranea.

QV su Sàbja de Fek e altri racconti, di Adriana Comaschi

Sàbja de Fek1 – Riassumi in due righe (al massimo) il contenuto del tuo romanzo.

E’ una raccolta di leggende ladine, cui ho tentato di dare un inquadramento storico (o pseudo storico!), e alle quali ho premesso una breve nota sulla storia e la cultura ladina.

2 – Descrivi il personaggio di questo romanzo per te più importante.

Domanda difficile, in quanto ogni racconto ha un diverso protagonista. Forse, tra tutti, io preferisco Sabja de Fek, mitico sovrano di Contrin, valente guerriero e grande cantore, eppure sempre profondamente umano nei sentimenti, nelle debolezze e nel dolore. Ma, più che i vari personaggi, è la stessa terra dove vivono e agiscono che è in uno la protagonista di tutto il libro e il filo conduttore delle svariate storie; sono le valli, le montagne, i corsi d’acqua della Ladinia con la loro elusiva bellezza, con le misteriose presenze che l’animano ad assurgere a primi attori di tutta la raccolta.

3 – Quale legame c’è tra questa storia e l’attualità italiana?

L’eterno legame che esiste tra la realtà di un popolo e il suo immaginario collettivo, che inizialmente si ispira alla realtà, trasfigurandola, e che poi di questa realtà diventa elemento costitutivo, plasmandola.

4 – Qual è l’atteggiamento migliore che il lettore può assumere prima di cominciarne la lettura?

Quello che bisognerebbe avere sempre quando si apre un libro: una paziente e fiduciosa attesa, e la volontà di entrare nello spirito del racconto.

5 – In riferimento al romanzo nella sua complessità, in cosa ti riconosci e in cosa, invece, non ti riconosci?

Scopro parte di me in tutte le leggende e in nessuna, così come una madre si riconosce in tutti i suoi figli, senza però ritrovarsi completamente in nessuno di essi.